benvenuti nel sito del nucleo comunista internazionalista
Come dice lo stesso nome che ci diamo, siamo un piccolo gruppo, un “nucleo”, che rivendica a sé (e non “per sé”, ma per l’insieme del movimento sociale e politico di emancipazione dal capitalismo) la qualifica di comunismo nel senso marxista del termine

nucleo comunista internazionalista





CONTRO L'IMPERIALISMO
ITALIANO ED EUROPEO
CONTRO IL GOVERNO GENTILONI
CONTRO LA CUPOLA DI BRUXELLES

Il 25 marzo, nel giorno in cui capi di Stato e di governo dei paesi dell’Unione Europea celebrano sessanta anni dei trattati fondativi dell’UE, noi chiamiamo alla lotta contro le politiche antiproletarie dei governi nazionali e delle istituzioni europee che scaricano sui lavoratori la crisi sistemica del capitalismo, chiamandoli a digerire le ricette dei governi nazionali e dell’Europa come “unica soluzione per superare la crisi”. Una politica che, manco a dirlo, annulla in premessa ogni idea di protagonismo delle classi lavoratrici, concepite come coda subalterna della borghesia, che abbia le mani assolutamente libere per giocarsene le vite nello scontro a tutto campo per l’accaparramento dei profitti, tentando di irreggimentarle sin d’ora negli eserciti e nei fronti di guerra che potranno rendersi inevitabili per dirimere una contesa sempre più acuta.
Un disegno da contrastare e respingere con la ripresa della mobilitazione di classe in Italia e in Europa. Il punto è: su quali contenuti e con quale prospettiva si contribuisce effettivamente alla ripresa di classe? E su quali altri invece si porta acqua alla borghesia imperialista e se ne favoriscono le opzioni e relative rappresentanze politiche/partitiche in campo?  >> 





EUROSTOP: NAZIONALISMO CONTRO INTERNAZIONALISMO

Riceviamo e pubblichiamo tre documenti riguardanti l’assemblea di Eurostop tenutasi a Roma il 28 gennaio scorso: un commento da parte della redazione del “cuneo rosso” sull’intervento di Cremaschi, una richiesta di “chiarimenti” da parte di quest’ultimo e quindi la replica finale del “cuneo rosso”.
Cremaschi è approdato ad Eurostop, dopo vari tentativi per individuare possibili soluzioni – che naturalmente non sono le nostre – volte a rinvigorire una sinistra asfittica, a partire dal “no debito” (indicando nella stampa di nuova carta-moneta l’espediente per risollevare le sorti dei lavoratori, come se i legami internazionali fossero inesistenti!), per giungere a posizioni collimanti con la destra populista francese.
Le considerazioni sviluppate del “cuneo” sono estremamente complete ed efficaci, soprattutto nello sfottimento della retorica di Cremaschi sulla Costituzione, e rappresentano uno sconvolgimento delle proprie posizioni sostenute in occasione del referendum costituzionale. E’ un passo avanti di cui prendiamo atto con piacere e quindi le pubblichiamo, analogamente a quanto effettuato per l’intervento di “red link” sullo stesso tema del referendum, prescindendo completamente dalla loro “paternità” e dal fatto che le avvenute scissioni non hanno certo giovato a quello che era stato costruito unitariamente. >> 





DAL PARTITO CON
“UN UOMO SOLO AL COMANDO”  
AI CONTROPARTITINI IN CUI
COMANDANO TUTTI
SALVA LA MANCANZA DI TRUPPE

Un suggerimento di Rossana Rossanda alle “nuove sinistre” in corso d’opera:
“E che fine ha fatto Marx? Vorrei si rimettesse negli impianti teorici della sinistra almeno un poco di Marx e, perché no, anche un poco di Lenin. Ma la sola cosa di Lenin che non mi sentirei di riproporre è la necessità della violenza e della dittatura del proletariato.” (Il Manifesto, 16 febbraio 2017)
Una breve nota aggiuntiva alle vicende del PD in relazione alle varie scissioni in atto, tutte rigorosamente in fila con le raccomandazioni della Rossanda [...]
Sulla strada del buon senso riformista contro il “liberalismo” renziano si sono mossi in anticipo sugli ultimi arrivati i vari Fassina e Pippo Civati col progetto di una nuova formazione “a sinistra” che tenesse conto degli interessi del “popolo” tradito dal renzismo, ovviamente secondo una visione al massimo “keynesiana” di un bilanciamento equo (!!) tra esigenze del “nostro capitalismo” e ricadute welfaristiche a favore di chi lavora (od è senza lavoro) e soffre di iniqui scompensi “redistributivi”. Secondo quali armamentari? Nessuno di costoro saprà mai dirlo dato che le leggi dell’attuale capitalismo in crisi non lasciano di fatto margine alcuno al ripristino dl vecchio sistema welfaristico proprio di una fase ascendente e, se proprio vogliamo, il renzismo non rappresenta altro che un massimo di “mediazione” possibile tra capitale e lavoro nel tentativo di salvare capra e cavoli (cavoli nostri!, questo certo).
Due ipotesi sono attualmente in campo per quel che riguarda la “nuova sinistra” in gestazione: quella dei Democratici e Progressisti e quella di Sinistra Italiana.  >> 





LOTTA COMUNISTA IN AZIONE... UN EPISODIO GRAVISSIMO, E MOLTO INDICATIVO

Riceviamo e pubblichiamo la denuncia di una pesante vicenda recentemente avvenuta a Bergamo, che vede il diretto coinvolgimento di Lotta Comunista





COME SEMPRE E PIU’ CHE MAI:
O PREPARAZIONE ELETTORALE
O PREPARAZIONE RIVOLUZIONARIA

A proposito del referendum appena delibato ci tocca prendere in considerazione quello che nel “nostro” ambiente (vale a dire quello dei compagni che tuttora si richiamano a presupposti “idealmente” comunisti) se ne trae come lezione, e lo facciamo rispetto ad un documento dei nostri ex-OCI di quello che chiamiamo il Cuneo rosè.
Nessun tipo di ripicca “personalistica” perché sappiamo benissimo trattarsi di compagni la cui via è lastricata di buonissime intenzioni, come ci insegna il Vangelo e perché la loro analisi è quella più sapientemente articolata nel saper accortamente girare la frittata per non farne sentire il sapore di bruciato. Andiamola a vedere.  >> 





A CENTO ANNI DALL’OTTOBRE

1917-2017-2...?

Quest’anno ricorre il centenario della Rivoluzione d’Ottobre. E quando si celebra un centenario, di regola, si sottintende: onoriamo i nostri morti, di cui nutriamo un dolce ricordo, ma destinati a non ritornare mai più. Omaggio tombale con tutti i riti a memoria del caso. Sarà così anche dell’Ottobre? Noi, ovviamente, e testardamente, non lo crediamo, ma sarebbe il caso di interrogarci su questo secolo di silenzio, sia pur inframmezzato da tentativi di replica andati a mal fine, dell’antagonismo proletariato-borghesia o, meglio, come scrisse Bordiga, socialismo-capitalismo.
Noi qui ne tentiamo un sommario schema. >> 





A FIANCO DEI LAVORATORI CHE LOTTANO

Al di là di quelle che saranno le risultanze della magistratura sui fatti che hanno visto il coinvolgimento di Aldo Milani, ci sono due circostanze che diamo per certe.
La prima è il fatto, su cui possiamo giurare, che Aldo Milani – che conosciamo da lungo tempo come animatore di tante battaglie – non è uno che intasca mazzette per sé e tanto meno per frenare delle azioni di sciopero e di lotta.
La seconda è che il SI COBAS è stato interprete di grandi battaglie proletarie – di cui abbiamo già dato notizia sul nostro sito – in un particolare settore del mondo del lavoro che per lo più non conosceva la presenza del sindacato e ora non la tollera: piccole e medie aziende, realtà da sempre senza articolo 18 e senza sindacato, lavoro sommerso, precario, cooperativo, con rilevante quota di lavoratori immigrati, realtà di lavoro completamente tralasciate dal sindacato confederale. Battaglie tuttora confermate nell’annesso comunicato, a dimostrazione della decisa volontà di continuare la lotta e la mobilitazione.
Su questi due punti non ci possono essere dubbi. Su questa base la nostra solidarietà è evidentemente totale e incondizionata con il compagno che si trova al centro di questo episodio.  >> 





ANGELA CLINTON E FRANÇOIS OBAMA
CONTRO LA RUSSIA.
A FAVORE DI QUALE EUROPA?

Limes dedica il suo numero di novembre al tema L’agenda di Trump, una lettura che risulta utile nonostante la solita mancanza di un univoco e coerente quadro d’insieme, che lascia largamente inevasi i temi generali di una vera e propria geopolitica in proprio.
Noi ci fermiamo qui su pochi punti in merito. Primo: da più di un testo, compresi alcuni di fonte statunitense, appare un quadro esatto di quel che avrebbe significato una vittoria elettorale della Clinton, qui giustamente qualificata come “vecchia (nel senso di un lungo corso politico, n.) e corrotta” nonché decisamente guerrafondaia, non solo nei confronti della Russia, ma dello stesso Vaticano “aperturista” nei confronti di Putin.
Una salutare lezione per quelli, qui tra noi, a cominciare dal Manifesto, che facevano il tifo per la Clinton sia pure turandosi un po’ il naso in opposizione al “pericolo fascistizzante” trumpiano, della cui base elettorale non ci si era neppure preso il carico di indagare ed analizzare, per finire con l’improvvida dichiarazione di Renzi di appoggio (sia pur platonico) alla Clinton sulla scia della Merkel ed Hollande.  >> 





POST-REFERENDUM:
TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE

Uno scrittore di “sinistra” stile fantasy potrebbe commentare il risultato del referendum come segue:
“Il referendum ha segnato la vittoria del nostro No al governo Renzi grazie alla straordinaria mobilitazione (elettorale) dell’insieme delle forze di sinistra: SI, Rifondazione, una mezza dozzina di quarte internazionali, bersaniansperanzosi, CRAC (scusate: CARC), sindacati di base, cunei rosé, CGIL (al termine di dure battaglie in piazza per la causa operaia), partigiani dell’ANPI scesi dai monti per confermare con la scheda la propria rivoluzione in armi, governatori delle Due Sicilie più il Masaniello di Napoli, etc.etc. Casualmente, per una distrazione loro, al nostro No si sono aggiunti alcuni pochi ed ininfluenti voti dei vari Grillo, D’Alema (che, però, contiamo di recuperare alla ricostruzione della sinistra), Salvini, Brunetta, Casa Pound, Storcace-Alemanno, che in nulla e per nulla inficiano il valore di sinistra del No, vincitore assoluto della gara. Ora, finalmente, possiamo ripartire dalla riconquista dei valori eterni della nostra bellissima Costituzione che il cattivo Matteo intendeva violare. Come ha scritto un nostro glorioso cattedratico ora possiamo liberamente designare i senatori chiamati a rappresentarci e liberamente tornare a “sceglierci” dei parlamenti “espressione del voto popolare” (come in passato i decenni DC e poi il berlusconismo, vero?), riequilibrare il rapporto legislativo-esecutivo e ripristinare i poteri delle Regioni e, se del caso, delle provincie, ma soprattutto dei comuni – gloriosa nostra tradizione post-medievale e pre-capitalista da rivendicare contro quel che à venuto dopo, visto che le “autonomie locali” ci assicurano tutte le guarentigie relative alla salute, all’ambiente e via dicendo –.”
E’ proprio così? Nutriamo qualche dubbio in materia  >> 





TANTI “RIVOLUZIONARI” DEL NO
NELLE URNE ELETTORALI
E QUALCHE COMPAGNO
SUL TERRENO DI CLASSE
PER IL NO AL CAPITALISMO

Quotidianamente ci tocca imbatterci in dichiarazioni di gruppi di “ultrasinistra” per un NO alla riforma costituzionale renziana che elettoralmente sta assieme al rassemblement Brunetta-Grillo-Bersani-SI, ma quantomeno a parole intenzionata a marcare una propria identità “sovversiva”, salvo il fatto che essa vorrebbe affermarsi attraverso il consenso della bella compagnia di cui sopra. Rarissime le prese di distanza da questa linea “comunitaria” e dal suo innegabile risolto elettoralesco (e ne diremo in appresso).  >> 





DAL NOSTRO ARSENALE: UN TESTO DA ASSORBIRE RIGA PER RIGA E DA MANDARE A MEMORIA

L’IMPERIALISMO DELLE PORTAEREI

L’Admiral Kuznetsov, di cui abbiamo accennato in un precedente intervento, salpata il 21 di settembre dalla base di Severomorsk non lontano dal confine norvegese, prosegue si direbbe senza particolare fretta sulla sua rotta direzione Mediterraneo, costa siriana. Ad essa e alla relativa flottiglia di appoggio si è unito l’incrociatore lanciamissili atomico Pietro il Grande che gli esperti qualificano come “la nave più pesantemente armata di tutto il pianeta”. I comandi dell’imperialismo egemone osservano e monitorano passo-passo questa imponente potenza di fuoco in movimento con discreto nervosismo. Gli inglesi, antichi dominatori dei mari, al suo passaggio al largo delle loro acque territoriali si sono lasciati andare ai soliti schiamazzi antirussi; la Nato ha schiumato rabbia contro la Spagna che ha concesso il rifornimento di carburante alla Task Force navale russa. Quanto al padrone americano se ne sta, per il momento, abbottonato e in silenzio.
Dagli ambienti filorussi giunge una precisazione che non è formale né attinente alla sola mera “tecnica militare” e di cui prendiamo senz’altro atto: l’Admiral Kuznetsov, puntualizzano loro, non è in effetti una vera portaerei. La forza armata della Russia non dispone di autentiche portaerei poiché in sostanza, dicono loro, la Russia non è una potenza imperialista.
Ci è dato quindi il destro per riproporre questo nostro formidabile testo del 1957 in cui sono tracciate le fondamenta per ogni e qualsiasi azione di contrasto effettivo all’imperialismo che si disponga sulla linea della Rivoluzione internazionale, proletaria e comunista.  >> 





L’ALTRA VERITÀ SU ALEPPO E LA GUERRA IN SIRIA

Segnaliamo un interessantissimo intervento dinanzi alla Commissione Esteri del Senato, da parte dell’arcivescovo cattolico maronita di Aleppo, Joseph Tobji, sulla situazione in Siria e in particolare nella parte ovest della sua città, che ci fornisce lo spunto per alcune più ampie considerazioni.
Negli ultimi tempi siamo letteralmente subissati dalle notizie (Tv e quotidiani) circa i massacri che le forze armate del piccolo Satana al Assad compirebbero nella parte orientale di Aleppo con il supporto del grande Satana russo: un vero e proprio genocidio per il quale democratici ed umanitari paesi occidentali dalle mani “pulite”, come ad es. la Francia (ricordate il colonialismo europeo?) hanno chiesto l’espulsione della Russia dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Utilissima quindi la controinformazione di prima mano fornita dall’arcivescovo, che presenta una verità molto diversa e scomoda per tutti costoro.  >> 





DIFESA DELLA COSTITUZIONE
O PROGRAMMA DI CLASSE?

E’ più che mai necessaria e urgente una campagna che punti alla ripresa della mobilitazione sociale e di massa contro il governo e il padronato su una piattaforma indipendente dei lavoratori”: questo si legge su un comunicato del Partito Comunista dei Lavoratori di adesione alla manifestazione del 22 ottobre.

Concordando sul punto, neghiamo che l’appello per il “No Renzi Day” connoti una piattaforma di questo genere.

La piazza del 22 ottobre è convocata per dire NO alla controriforma costituzionale e per reclamare “l’applicazione dei principi e dei diritti della costituzione del 1948”. Anche lo sciopero del 21, quanto mai necessario a fronte della latitanza recidivante di Cgil-Cisl-Uil, annacqua la questione sociale di classe nel torrente di sciocchezze sulle manomissioni della “costituzione più bella al mondo” che saremmo chiamati a preservare e difendere, il 21 e 22 ottobre in piazza, il 4 dicembre nell’urna.

Nelle piazze del 21 e del 22 ottobre ci saremo, riconoscendo che vi si darà la partecipazione di settori della nostra classe, ma non certo per arringare elettori in vista del voto, né per lasciare campo libero ai troppi che da troppo tempo segnano la trincea più avanzata della lotta operaia sulla difesa di una borghesissima carta costituzionale con buona pace di ogni indipendente protagonismo proletario.  >> 





17 SETTEMBRE 2016, DEIR EZ-ZOR (SIRIA) – 30 SETTEMBRE 2016, BORSA VALORI DI FRANCOFORTE (GERMANIA)

LE CERCHIE CRIMINALI DEL PENTAGONO E DI WALL STREET SERRANO LE FILA: VERSO UNA PAUROSA PROVA DI FORZA CONTRO LA POTENZA RUSSA?

LE PIETRE D’ANGOLO ATTORNO CUI CI ATTESTIAMO.

Intanto i fatti richiamati dal titolo che ci azzardiamo a collegare e a mettere in una, drammatica, prospettiva.
Il 17 di settembre una serie di attacchi aerei della coalizione a guida USA colpiscono le postazioni dell’esercito siriano attestate nella città di Deir Ez-Zor (200.000 abitanti, nel sud est del Paese non lontana dal confine iracheno) da lungo tempo contesa ed assediata dalle milizie islamiste. Le ondate dei raid, durati oltre un’ora, provocano decine di morti fra i soldati fedeli ad Assad, centinaia sono quelli feriti. Finito il lavoro dei jet le fanterie islamiste riprendono immediatamente gli assalti alle difese della città. (Mentre scriviamo apprendiamo di ulteriori attacchi aerei USA volti a mettere fuori uso i ponti sul fiume Eufrate che scorre adiacente alla martoriata Deir Ez-Zor...)
Il segretario di Stato Kerry, fresco dell’intesa di tregua e di “reciproco coordinamento” siglata col suo omologo russo Lavrov (9 settembre), parla di “incidente” porgendo le scuse per lo spiacevole equivoco. In tutta evidenza di nessun “incidente”, di nessun equivoco si è trattato. Con l’azione armata del 17 di settembre si è voluto, proditoriamente e deliberatamente, far saltare in aria ogni tipo di gentlemen agreement così tanto faticosamente raggiunto dalla diplomazia russa con ...i partners americani.  >> 





ANNOTAZIONE SU UNO STRISCIONE DELLA MANIFESTAZIONE DI PIACENZA CONTRO L’ASSASSINIO
DI ABD ELSALAM

Su uno striscione firmato USB Piemonte e retto da lavoratori immigrati era scritto “Voglio lavoro e Stato sociale”. Una sferzata contro i sentimenti di ostilità diffusi in larghe fette della popolazione italiana ed europea colpite dall’arrivo di un numero crescente di immigrati.
Come non pensare leggendo questo striscione alla canea quotidiana, con direttori d’orchestra istituzionali (ma con ampi settori di ascolto e propagazione anche tra le file del proletariato bianco), che raccoglie allarmata le notizie su sbarchi e tentativi vari di attraversamento delle frontiere per entrare in Europa e denuncia l’invasione dei disperati, dei “terroristi”, di quelli che con la loro presenza e il loro disagio mettono a repentaglio la pulizia e la sicurezza delle nostre città, o anche solo semplicemente dei ”furbi” che vogliono entrare per scroccare le prestazioni sociali in vigore nei paesi europei?  >> 





PROFITTO ASSASSINO!

Sabato 17 settembre abbiamo partecipato alla manifestazione di Piacenza. La notte del mercoledì precedente Abd Elsalam Ahmed Eldanf, lavoratore egiziano della Seam Srl – ditta che lavora su appalto di GLS, multinazionale della movimentazione merci – era stato ucciso schiacciato da un TIR che ha forzato il picchetto operaio.
Abd Elsalam era dipendente fisso della Seam Srl ed era pienamente integrato nell’organizzazione della classe operaia in Italia, essendo rappresentante sindacale della Unione Sindacale di Base. Proprio la USB nei mesi passati ha condotto la lotta – una delle tante con contenuti e caratteristiche simili nel settore della logistica e nel centralissimo polo di Piacenza – che alfine ha strappato alla Seam un accordo per la stabilizzazione di 13 lavoratori precari. Seam ha sottoscritto, ma non voleva rispettare gli impegni. Per la catena di aguzzini che controlla i magazzini della grande distribuzione (e per i padroni in generale) è molto più comodo che i facchini siano e restino precari.  >> 





CONTRO LA RIFORMA E CONTRO LA CONTRORIFORMA COSTITUZIONALE
DI TUTTI GLI SCHIERAMENTI BORGHESI

L’“occasione” del referendum costituzionale ha messo le ali al sedere di un’infinità di soggetti più o meno politici che si apprestano alla battaglia per il No. Soggetti molto dispari tra di loro ed anzi in reciproca concorrenza visto che si va da sinistrissimi di ogni risma e pentastellati ad un Brunetta, dall’ANPI a Casa Pound e non saremo noi a dire che si tratta di una sola e stessa cosa, anche se, come vedremo, una linea di congiunzione esiste tra le varie ed opposte sponde: tutti contro Renzi, costi quel che costi (ed ognuno spera di istallarsi al suo posto), e tutti “in difesa della costituzione violata”.  >> 





ANCORA SULLA
PRIMAVERA DI LOTTA
IN FRANCIA

La prova di forza attorno all’imposizione della Loi travail, dopo tre mesi di mobilitazioni di massa di una parte significativa della gioventù di Francia e di settori di salariati, è ancora in pieno svolgimento.
L’imposizione di questa legge significa la feroce subordinazione del Lavoro alle necessità del Capitale. Fra gli altri segnaliamo due dettati della legge. Il primo : “Si potrà licenziare se il fatturato avrà iniziato a calare per un trimestre, nelle aziende con meno di 11 dipendenti, per due trimestri fra gli 11 e i 50 lavoratori, per tre fra i 50 e i 300 lavoratori e oltre questa soglia se il giro d’affari sarà stato in calo per quattro trimestri consecutivi” ed ancora un secondo micidiale dettato, chiamato, come in una guerra, “accordo offensivo” che stabilisce: “Per strappare una fornitura o un progetto eccezionale che ha un’importanza determinante sul suo sviluppo e la sua sopravvivenza, un’azienda può proporre un’intesa con i lavoratori che preveda un aumento dell’orario del lavoro e una maggiore flessibilità nella sua distribuzione, ma senza l’aumento dello stipendio. L’accordo dovrà essere approvato dai sindacati. In seguito, se il singolo lavoratore non lo accetterà, sarà oggetto di un licenziamento di tipo economico.” (La Stampa, 12/5/16 “In arrivo il Jobs act in salsa francese”) Si tratta, come si vede, di misure da vera e propria guerra di classe: le sorti del lavoratore messe in diretta relazione al variare trimestrale del fatturato! E nel caso dell’“accordo offensivo” lo schiavo salariato dovrebbe accettare per far vincere “la sua azienda” (“per strappare una fornitura o un progetto eccezionale...”) la riduzione della paga e l’allungamento dell’orario di lavoro, battendo “la concorrenza” cioè mettendo nelle pesti gli schiavi salariati delle aziende “sconfitte”. >> 





RIPRESA DELLE LOTTE IN FRANCIA

Dal 9 marzo la Francia è percorsa da scioperi e manifestazioni, ma nessuno sembra accorgersene.
Accade in Italia, ma temiamo che anche altrove le antenne per ricevere e rilanciare i segnali della lotta di classe siano al momento piuttosto disattivate.
La ripresa di lotta in Francia non impatta soltanto con le temperature sociali più che tiepide e quasi fredde dell’Europa circostante. Place de la Republique, dove dal 31 marzo si tengono le assemblee notturne per organizzare la lotta dei giorni che seguono (Nuit debout: notte in piedi), è la stessa piazza dove a novembre i francesi hanno commemorato i morti degli attentatiti delle cellule dell’islamismo politico collegate al califfato radicato in Iraq, in Siria e altrove. A novembre la piazza era quella del lutto di tutti i francesi. Una piazza orientata dalla propaganda governativa verso il compattamento “contro il nemico esterno”, la giustificazione delle guerre imperialiste “contro i terroristi”, il sostegno all’escalation di aggressioni militari che la Francia ha in corso insieme ai sodali occidentali, in Siria, nei paesi centro-africani, in Libia. Ad aprile, invece, la piazza è di una sola parte dei francesi. E’ la piazza dei lavoratori e innanzitutto delle giovani generazioni senza riserve, cui la Loi Travail sbatte in faccia che in quel “popolo” che si vorrebbe “unito e coeso a difesa della nazione” esistono ben distinte classi con interessi decisamente contrapposti, ed esiste l’insaziabile antagonismo degli industriali – prontamente raccolto dall’esecutivo “socialista” – che reclamano “carne da padrone” per i loro profitti (come è stato denunciato nei cortei: “ni chair à patron, ni chair à matraque”, né carne da padrone, né carne da manganello).  >> 





NASCE (?) “SINISTRA ITALIANA”:
COSMOPOLITICA O COSMICOMICHE?

Si sono appena chiuse, sotto l’insegna di Cosmopolitica, le assisi prefondative di quella che sembrerebbe doversi chiamare Sinistra Italiana. A porne la prima pietra sono stati in primo luogo SEL ed una pattuglia di ex-PD più qualche cane eternamente sciolto e in cerca di cuccia e certi eredi di precedenti fallimenti edilizi tipo Luciana Castellina. Il tutto preceduto da larghi dibattiti sul Manifesto che ben segnalano il senso dell’operazione.
Cerchiamo di sintetizzarne i punti salienti.  >> 





GUERRE IMPERIALISTE E IMMIGRAZIONE:
 I NOSTRI APPUNTI A MARGINE DI UN ARTICOLO  DELLA REDAZIONE DEL CUNEO ROSSO

L’articolo “Una pagliacciata, che annuncia guerra, anzi: guerre” della Redazione del Cuneo Rosso ci offre lo spunto per ragionare sul tema dell’immigrazione e per riferirci a un certo senso comune che gira in ambienti di sinistra e/o solidaristici a più ampio raggio. Gente brava beninteso, che vorrebbe schierarsi a favore degli immigrati, ma che lo fa, a nostro avviso, con un approccio fin troppo claudicante, che lascia la nostra gente drammaticamente esposta alla propaganda anti-immigrati dei governi e delle destre. Nostra gente, sia ben chiaro, è il proletariato: lo diciamo con riguardo a recenti proteste anti-immigrati “di popolo” che hanno visto in campo principalmente altri attori sociali (vedi in particolare la vicenda di Casale San Nicola a Roma), ma anche e in altro senso agli stessi ambienti sinistri e solidaristici di cui sopra, che dimenticano che in molti altri casi sono proletari doc a partecipare e prendere l’iniziativa, sicché l’intervento dei comunisti non può alimentarsi di ritrito umanitarismo, che mette in pace le coscienze in quegli ambienti ma si aliena ogni possibile ascolto proletario, quando invece è necessario interloquire e misurarsi con la nostra classe e le sue evidenti difficoltà su questo impervio terreno... >> 





ronda proletaria - 1921


 


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