nucleo comunista internazionalista
note



gheddafi_ultimo discorso

LIBIA: LA LINGUA BATTE DOVE IL DENTE DUOLE

BASTA CONTORSIONISMI!
O PER GLI INTERESSI DELLA NAZIONE (… PIU’ O MENO ”TRADITI DALLA BORGHESIA”)
O PER GLI INTERESSI DELLA CLASSE

A piena voce lo diciamo nella cornetta acustica di chi sembra non sentire e capire, in realtà finge di non sentire e capire. Di chi pur denunciando il carattere brigantesco della contesa attorno alla Libia (e ci vuole poco di fronte alla sfacciata evidenza della lotta fra avvoltoi borghesi per la spartizione della torta libica) e chiamando alla sacrosanta mobilitazione contro gli impegni politici e militari presi dal “nostro governo” (dai diversi “nostri governi” succedutesi in linea di continuità in fatto di “politica estera”) lo fa imputando ad esso (ad essi, diversi governi) di non fare adeguatamente o addirittura di “tradire gli autentici interessi della nazione e del popolo italiani”.

Cari amici, è ora di mettere le carte in tavola. E di finirla di menare il can per l’aia: O nazione, O classe. Aut – Aut. O interesse della borghesia, O interesse del proletariato italiano ed internazionale.

Prendiamo due casi emblematici per rappresentare una corrente politica assai composita e ramificata contro la quale incrociamo le lame. Da una posizione, la nostra internazionalista di classe, assai scomoda, come si vedrà. Poiché tutti i “dati concreti”, il modo di vedere realistico e persino gli interessi immediati dei proletari italiani sembrano dar corda al discorso anti-classista ed anti-rivoluzionario dell’ampia schiera di “compagni”, detto anche senza virgolette, che si propongono in sostanza come “veri patrioti”, veri interpreti dell’interesse della nazione che poi, nel loro inganno, sarebbe anche quello della classe lavoratrice italiana.

Ad esempio dalle pagine di Contropiano: «La Libia è esplosa quando quell’imbecille ambizioso di Nicolas Sarkozy ha deciso di buttar giù Gheddafi per prendere possesso in via privilegiata dei terminali di petrolio e gas fin lì gestiti prevalentemente dall’Eni. Il “geniale” e ricattatissimo Berlusconi gli andò dietro (contro “gli interessi dell’Italia”), in un’operazione folle che non prevedeva nessun regime change credibile. Destabilizzare un equilibrio, gestito con indubbia “durezza”, in un mosaico di tribù è dar via a una guerra civile infinita, non certo a una “più avanzata democrazia”». (Dante Barontini 18/1/2020: “Haftar non firma il cessate il fuoco, la Ue prepara i militari”)

Che diavolo si vuole dire? Cosa significano questi giri di parole, queste contorsioni? Dove, a parte dare dell’imbecille e del “geniale” a questo o a quel borghese, l’autore molto intelligente, che scrive sulle pagine di un “giornale comunista”, non trova modo di usare una parolina semplice-semplice e non perché non la conosca ma perché evidentemente la ritiene “inadatta” e fuori luogo nella questione: CLASSE! Classe proletaria d’Italia e di Libia; borghesia d’Italia e di Libia (e certamente con le dovute “graduazioni” e distinzioni: dal borghese straccione quisling a quello che orgogliosamente rivendica l’opera nazional-rivoluzionaria di un Gheddafi).

Si vuole dire nella vera sostanza, senza avere il coraggio e la coerenza di affermarlo chiaramente, che gli interessi del capitalismo italiano (da cui per questi “compagni” dipendono anche quelli del proletariato italiano), dell’Eni in Libia dovrebbero essere difesi alla maniera di un Enrico Mattei e non alla maniera dalle larve politiche attuali (e precedenti) che si contesta. Cioè nella vera sostanza questi “compagni” sostengono le stesse cose, hanno la stessa critica da fare al governo (ai governi), hanno la stessa prospettiva, sono disposti sulla stessa identica linea politica (propongono al proletariato lo stesso inganno), della masnada patriottarda che superando i fasulli (per essi) steccati destra/sinistra si è ritrovata in piazza il 12 di ottobre a Roma e di cui abbiamo parlato (VEDI QUI).

Siate coerenti “compagni”, sturatevi il naso e mettetevi insieme ai “filosofi marxisti” del calibro di un Fusaro e agli altri destrorsi poiché il terreno comune, nella vera sostanza se non nel rivestimento formale, sul quale pretendete di difendere gli interessi del proletariato italiano è quello di una “Repubblica sociale” (libera e sovrana e certamente democratica basata sulla sacra Costituzione, che peraltro gli stessi neofascisti alla Casa Pound non disconoscono affatto ma di cui anzi, pure loro, ne denunciano la non attuazione nei suoi postulati “sociali” che restano appunto scritti sulla carta…).

Più coerente ed “avanzato” è un Fulvio Grimaldi per il quale, nel ginepraio libico, “non si può che stare con Haftar” (cfr. “Mondocane”: “Colonialismo, Berlino 1885-Berlino 2020 è il turno della Libia) in quanto, bene o male, catalizzatore di forze popolari nazional-borghesi libiche che non intendono puramente e semplicemente proporsi come quisling “dello straniero”. (Ricordiamo sempre al lettore che il personaggio, il nome x o y, importa a noi solo in quanto interprete di tendenze e correnti sociali e politiche contro le quali incrociamo le lame. Insomma: niente di personale. Diciamo anzi francamente che seguiamo e talora anche apprezziamo le intemerate “antimperialiste” di un Grimaldi, così come l’opera di controinformazione di un Giulietto Chiesa e persino di un Maurizio Blondet, per dire di una “voce” cattolica “tradizionalista” e social-nazionale molto seguita. Citiamo non a caso queste autorevoli “voci” tra di loro assai diverse ma che possono ritrovarsi ed in effetti si ritrovano, quando le cose vengono al dunque, sullo stesso terreno. Quello appunto che è sfilato a Roma il 12 di ottobre, fisicamente unito oltre “la destra e la sinistra”. “Voci” che seguiamo e “apprezziamo” per quel che sono e sapendo del pulpito anti-classista e contro-rivoluzionario da cui provengono. Un pulpito che è opposto al nostro.)

Fulvio Grimaldi (il quale pare aver scoperto l’esistenza delle classi anche e persino in Iran: “va chiarito che in Iran c’è la classica e immancabile divisione di classe”… Ma va? Pure in Iran!? Conviene prendersi per tempo: esistono le classi e i diversi antagonisti interessi di classe anche in Venezuela, in Corea quella del Nord, in Cina, Russia e così via nel “campo ostile all’impero”. Addirittura e persino, prendetene nota, nel (nei) Kurdistan esistono le classi ed i diversi e antagonisti interessi di classe. Ad esempio la borghesia stracciona del Kurdistan iracheno è totalmente infeudata al “protettore” Usa-israeliano. Così come nel mitico Rojava il capo politico-militare delle SDF (Syrian Defense Forces) Mazloum Kobani Abdi, tanto per fare un nome e cognome, rappresenta gli interessi della borghesia stracciona curda-siriana totalmente ammanicata agli americani-salvo cambiar padrone, cosa sempre possibile- e non certo gli interessi dei proletari e degli oppressi curdi), Fulvio Grimaldi dicevamo venendo al dunque sulla Libia scrive: «Gli italianizzi senza arte né parte, ma con un solido e sanguinario passato coloniale in Libia, si danno un gran e inutile da fare. Con Haftar potrebbe rinascere una Libia unita e indipendente. Se avessimo avuto l’intelligenza di stare con colui che ha ragione». “Se avessimo” chi? Noi italiani-borghesi o noi italiani-proletari? Più onestamente rispetto a Contropiano, Grimaldi risponde alla nostra domanda retorica, e così prosegue la frase: «… con colui che ha ragione e non con i fantocci Isis di Tripoli e i cacciatori di neri di Misurata, l’ENI avrebbe avuto la migliore delle chance rispetto ai concorrenti (ENI, che fa la vera politica estera italiana, scevra dai servilismi partitici (!!! ndr !!!) e perciò viene demonizzata dagli atlantistico-sionisti alla Travaglio e Stefano Feltri-Bilderberg)».

Onore “all’onestà intellettuale”, come si suole dire, del sincero patriota Fulvio il quale alla fine, gira e rigira, ha detto le cose per come “concretamente” e borghesemente stanno. Prima e sopra di tutto c’è, o dovrebbe esserci, l’ENI cioè l’interesse del capitalismo italiano, possibilmente non sottomesso ad altra potenza (cucù!). Tutto il resto (la consistenza in solido delle briciole per i proletari italiani), parlando “concretamente” e non di “balle ideali”, può venire solo di conseguenza. Di nuovo: onore alla schiettezza!

E qui veniamo alla faccenda della nostra posizione assai scomoda non già verso la masnada social-patriottarda ma rispetto al semplice lavoratore, al proletario italiano che chiamiamo alla riflessione e alla lotta attorno alla consegna comunista: “Stato di Roma, brigante imperialista, fuori dalla Libia!” nella quale consegna noi affermiamo risiedere il suo interesse di classe. Il semplice lavoratore, il proletario italiano può obiettarci e in effetti nella pratica quotidiana ci obietta: “Cari amici comunisti internazionalisti, la vostra può anche essere una condivisibile denuncia ideale del carattere brigantesco della “nostra” politica in Libia. Ma gli ideali non si mangiano. E, detto che se anche ‘noi italiani’ ce ne andassimo via, altri ne approfitterebbero, altri prenderebbero la fetta di torta che noi – da fessi – lasciamo, detto ciò il fatto concreto è che la perdita della Libia o in Libia si rifletterebbe in negativo sulle briciole che ci sono concesse nella tavola imbandita dalla borghesia, si rifletterebbe senza dubbio in negativo sulle nostre tasche di cittadini salariati, di sardine salariate. Dunque: di quale interesse concreto di classe parlate, a parte la “nobile” petizione ideale?”.

Così più o meno fedelmente riassunto il succo del discorso, della realistica e concreta obiezione. Come rispondiamo ad essa, lasciando ai ciarlatani di dire cose “orecchiabili” e di lisciare il pelo a quello che appare essere l’interesse immediato dei lavoratori?

Innanzitutto a quel semplice lavoratore, a quel proletario italiano che chiamiamo alla lotta contro l’imperialismo dello Stato di Roma,drone_italiano_libia ricordiamo un fatto molto concreto. Le concessioni che la borghesia, attraverso i suoi variopinti servi, ti elargisce, ti somministra – siano gli 80 euro di Renzi, i redditi di cittadinanza, i cunei fiscali ecc. – hanno un ben preciso e concreto scopo politico: quello di sedarti, quello di immobilizzarti. Quello di scongiurare che tu riscopra la via della lotta collettiva di classe, attraverso la quale effettivamente, concretamente, i proletari possono in questa società ripartire a vantaggio delle loro tasche quanto c’è sulla tavola borghese, e ribaltarla se è il caso (come ci è concretamente insegnato dai proletari di Francia).

La disfatta del nostro imperialismo nel (ex) “giardino di casa” libico è nel tuo concreto interesse in quanto materialmente incrina il potere della classe a cui tu, in quanto appartenente al proletariato, sei subordinato. E’ certamente vero che la ritirata dalla Libia (e dagli altri teatri in giro per il mondo in cui l’imperialismo italiano è con la sua forza armata a presidio del business cioè dell’oppressione e dello sfruttamento dei popoli) obbligherà la borghesia italiana a metter mani pesantemente nelle tue tasche. Ma allo stesso tempo ti obbligherà, per così dire, a riscoprire finalmente lo strumento vero, concreto e che decide nella società capitalistica: la lotta di classe, l’esercizio in piazza della Forza di classe con cui si possono concretamente addomesticare e piegare le volontà e gli interessi della borghesia.

Ricorda inoltre, semplice lavoratore e proletario italiano, che la storia non va all’indietro, marcia in avanti: i popoli arabi e del Medio Oriente, compreso il popolo oppresso di Libia (e tutti gli altri popoli delle “periferie”) per quanto divisi, schiacciati dalla forza del nostro imperialismo d’occidente non saranno mai resi schiavi. Lo hanno concretamente dimostrato proprio in questo inizio d’anno, tanto in Iran che in Iraq che altrove. Così sarà anche per la Libia, nonostante la numerosa schiera degli ascari locali comprati dal nostro imperialismo. Copiando le parole usate da nostri “cugini” (meglio: nostri fratelli): “I lavoratori italiani, europei ed occidentali hanno interesse a respingere il patto avvelenato offerto dai loro governi (e dalle opposizioni patriottarde di cui abbiamo detto). Questi ultimi danno ad intendere che, se i lavoratori italiani, europei ed occidentali sosterranno le loro politiche di soffocamento della resistenza dei popoli (nel nostro caso: le politiche di spartizione della torta libica) potranno guadagnare qualche briciola dal banchetto che i finanzieri e gli industriali imbandiranno. Ma i popoli e gli oppressi mediorientali (nel nostro caso: i popoli della Libia) non si lasceranno spellar vivi senza combattere, senza portare la guerra anche in Occidente, senza costringere anche i lavoratori occidentali a pagare un prezzo di sangue devastante”.

Questa è la nostra lingua, aspra, difficile, scevra dalle ipocrisie dei ciarlatani e dei politicanti borghesi:

Aut – Aut, nazione o classe. VIA!-VIA!-VIA! I BRIGANTI IMPERIALISTI ITALIANI DALLA LIBIA!

22 gennaio 2020



RICORDINO

Il social-riformismo patriottardo di oggi sul filo del social-riformismo (e quindi, e dunque: del social-imperialismo) di ieri: quando gli anti-fascisti vittoriosi rivendicano (1947) “lo spazio vitale” perso dal fascismo sconfitto… (da “Quaderni Internazionali” n. 1  1987)


L'Italia post-fascista e le colonie (da "Quaderni Internazionali nr 1 — 1987)

(...) E' nota la distinzione di Benedetto Croce fra l'Impero del 1936 imperniato sull'Africa orientale e dovuto a Mussolini e le colonie precedenti, colonie pulite fondate in regime prefascista e formalmente liberale, per cui le genti dell'Eritrea, Somalia e Libia non avrebbero dovuto staccarsi dalla metropoli. Le istanze di Croce, al limite, appaiono rappresentative di un più largo schieramento in cui rientrano fra gli altri Sforza e Sturzo. Meno note o insistite sono le posizioni delle sinistre in questo stesso periodo, su un terreno non troppo lontano. (...)

"La rinuncia alla sovranità sulle colonie — è Nenni che parla al Congresso socialista del gennaio 1947 — è un fatto grave perché impostoci, ma esso precede rinunce analoghe dei vincitori come dei vinti. La colonizzazione quale è stata concepita nel secolo scorso, volge ai tramonto. li risveglio degli arabi crea una situazione nuova in Cirenaica e in Tripolitania, come ne sta creando una analoga in tutta l'Africa. Il problema che si pone non è più quello della sovranità ma del lavoro. E a questo proposito, rivendicando per il nostro Paese un posto adeguato all'importanza dei nostri interessi in Africa nelle amministrazioni fiduciarie che secondo i principi dell'Onu dovrebbero preparare il passaggio a forme autonome di self-governement, abbiamo coscienza di parlare anche nell'interesse degli arabi e in favore del progresso e della civiltà. Circa ottantamila italiani sono ancora in Africa, cinquantamila ne sono stati espulsi e attendono di ritornarvi. Il loro "mal d'Africa" è male di pionieri di civiltà".


INCONTRI FRA BRIGANTI VINTI E BRIGANTI VINCITORI INTORNO ALLA PREDA, LUGLIO 1946 (da "Quaderni Internazionali nr 1 — 1987)

Incontro fra il segretario generale del Foreign Office, Sir Orme Sargent, e il conte Sforza (responsabile della diplomazia italiana di un governo comprendente tutto l'arco antifascista, ndr) avvenuto a Londra nel luglio 1946, poco dopo la proclamazione della repubblica in Italia:


Sforza: “... la partenza degli Italiani dalla Libia significherebbe a non lontana scadenza il crollo della trincea europea nordafricana".


Sargent: "Ma gli Arabi vi odiano; non possiamo far loro la guerra per ristabilirvi laggiù".


Sforza: "Non sono sicuro sia vero, ma se fosse vero, voi dovreste dir ciò non con sollievo ma con dolore, e ve lo dico perché sentiate che, malgrado tutto, in molti luoghi i nostri interessi rimangono similari".