benvenuti nel sito del nucleo comunista internazionalista
Come dice lo stesso nome che ci diamo, siamo un piccolo gruppo, un “nucleo”, che rivendica a sé (e non “per sé”, ma per l’insieme del movimento sociale e politico di emancipazione dal capitalismo) la qualifica di comunismo nel senso marxista del termine

nucleo comunista internazionalista





LA RIUNIFICAZIONE DEI COCCI
DI UNA “NUOVA SINISTRA” VECCHISSIMA.
TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE…
CON I CARNEFICI DELLA EX-JUGOSLAVIA

Dopo Sinistra Italiana (il grosso di SEL più la prima pattuglia di fuoriusciti dal PD -Fassina, D’Attorre-), abbiamo contato i “civici” del Brancaccio e poi quelli di piazza Santi Apostoli, dove Pisapia, incassata l’indisponibilità di Renzi per interlocuzioni “alla pari” con chicchessia della costituenda “nuova sinistra”, ha infine sciolto le sue riserve varando “Insieme”… insieme alla seconda e più consistente pattuglia di fuoriusciti dal PD, quelli che con Bersani e D’Alema avevano nel frattempo dato vita a Movimento Democratici e Progressisti.  >> 





VENEZUELA

Gli imperialisti d’Occidente soffiano sul fuoco delle proteste promosse dall’alta borghesia del Venezuela per far fuori il governo Maduro, mentre nel paese avanza la crisi e con essa il disagio della popolazione e delle fasce sociali più povere  >> 





SVILUPPI IN MEDIORIENTE E NORD-AFRICA

PROSEGUE L’AGGRESSIONE IMPERIALISTA: SI STRINGE IL CERCHIO SULL’IRAN

Ai primi di maggio, nella città kazaka di Astana, i rappresentanti ufficiali di Russia, Iran e Turchia hanno firmato un accordo sulla guerra in Siria. Al tavolo del negoziato promosso dalla Russia erano presenti anche l’inviato speciale dell’ONU e una delegazione di osservatori americani e giordani.

- L’accordo di Astana
- Lo smembramento della Siria
- L’imperialismo occidentale ridefinisce la propria strategia
- Le coalizioni a guida occidentale attaccano l’Isis in Iraq e Siria
- ... e puntano il mirino sull’Iran
- Contro l’escalation dell’aggressione dell’imperialismo occidentale in     Medioriente e Nord-Africa
- Solidarietà agli operai egiziani in sciopero a Torah e ai manifestanti     tunisini e marocchini  >> 





LA “DEMOCRAZIA” (SEMPRE PIÙ BLINDATA) DI LORSIGNORI

Ci giunge notizia (“Il manifesto”25.05.17) che il giorno 24 maggio, nella Roma blindata per la visita del presidente USA Trump, tre attivisti della Rete NO WAR sono stati fermati per aver tentato di esporre un cartello con la scritta “Trump/NATO/G7=Wars on people, war against the planet, fathers of terrorism with Saudis, Qatar and Turkey” (“Trump, Nato e G7 uguale guerre ai popoli, guerra al pianeta, padri del terrorismo insieme a Saud, Qatar e Turchia”). Portati in commissariato, sono stati denunciati per manifestazione non autorizzata, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale: la Correggia, non residente a Roma, ha ricevuto un foglio di via per un anno. La loro “colpa”? Essere avanzati di qualche metro, ”tentando di bloccare” il corteo presidenziale!  >> 





ELEZIONI PRESIDENZIALI FRANCESI

A “SINISTRA” SI CONTINUA A SEGUIRE
LA STRADA DEL “MENO PEGGIO”

Dopo la vittoria di Macron al secondo turno delle elezioni presidenziali, la Francia “civile” e “democratica” del capitale e della finanza, assieme all'Europa (i “MERCATI”) , ha tirato un respiro di sollievo e dato la stura ad una incontenibile gioia: l'incubo di una possibile (ancorché remota) vittoria del Front National (FN) si era dileguato!
Che questo sentimento sia comprensibile nella destra istituzionale e nel centro è senz'altro un dato scontato: purtroppo da anni ci siamo abituati al fatto che una vittoria di un partito borghesissimo, quale in questo caso il movimento di Macron, faccia gioire anche i cuori di “sinistra”.  >> 





CONTRO L'IMPERIALISMO
ITALIANO ED EUROPEO


Il 25 marzo, nel giorno in cui capi di Stato e di governo dei paesi dell’Unione Europea celebrano sessanta anni dei trattati fondativi dell’UE, noi chiamiamo alla lotta contro le politiche antiproletarie dei governi nazionali e delle istituzioni europee che scaricano sui lavoratori la crisi sistemica del capitalismo, chiamandoli a digerire le ricette dei governi nazionali e dell’Europa come “unica soluzione per superare la crisi”. Una politica che, manco a dirlo, annulla in premessa ogni idea di protagonismo delle classi lavoratrici, concepite come coda subalterna della borghesia, che abbia le mani assolutamente libere per giocarsene le vite nello scontro a tutto campo per l’accaparramento dei profitti, tentando di irreggimentarle sin d’ora negli eserciti e nei fronti di guerra che potranno rendersi inevitabili per dirimere una contesa sempre più acuta.
Un disegno da contrastare e respingere con la ripresa della mobilitazione di classe in Italia e in Europa.
Il punto è: su quali contenuti e con quale prospettiva si contribuisce effettivamente alla ripresa di classe? E su quali altri invece si porta acqua alla borghesia imperialista e se ne favoriscono le opzioni e relative rappresentanze politiche/partitiche in campo? >> 





EUROSTOP: NAZIONALISMO CONTRO INTERNAZIONALISMO

Riceviamo e pubblichiamo tre documenti riguardanti l’assemblea di Eurostop tenutasi a Roma il 28 gennaio scorso: un commento da parte della redazione del “cuneo rosso” sull’intervento di Cremaschi, una richiesta di “chiarimenti” da parte di quest’ultimo e quindi la replica finale del “cuneo rosso”.
Cremaschi è approdato ad Eurostop, dopo vari tentativi per individuare possibili soluzioni – che naturalmente non sono le nostre – volte a rinvigorire una sinistra asfittica, a partire dal “no debito” (indicando nella stampa di nuova carta-moneta l’espediente per risollevare le sorti dei lavoratori, come se i legami internazionali fossero inesistenti!), per giungere a posizioni collimanti con la destra populista francese.
Le considerazioni sviluppate del “cuneo” sono estremamente complete ed efficaci, soprattutto nello sfottimento della retorica di Cremaschi sulla Costituzione, e rappresentano uno sconvolgimento delle proprie posizioni sostenute in occasione del referendum costituzionale. E’ un passo avanti di cui prendiamo atto con piacere e quindi le pubblichiamo, analogamente a quanto effettuato per l’intervento di “red link” sullo stesso tema del referendum, prescindendo completamente dalla loro “paternità” e dal fatto che le avvenute scissioni non hanno certo giovato a quello che era stato costruito unitariamente. >> 





DAL PARTITO CON
“UN UOMO SOLO AL COMANDO”  
AI CONTROPARTITINI IN CUI
COMANDANO TUTTI
SALVA LA MANCANZA DI TRUPPE

Un suggerimento di Rossana Rossanda alle “nuove sinistre” in corso d’opera:
“E che fine ha fatto Marx? Vorrei si rimettesse negli impianti teorici della sinistra almeno un poco di Marx e, perché no, anche un poco di Lenin. Ma la sola cosa di Lenin che non mi sentirei di riproporre è la necessità della violenza e della dittatura del proletariato.” (Il Manifesto, 16 febbraio 2017)
Una breve nota aggiuntiva alle vicende del PD in relazione alle varie scissioni in atto, tutte rigorosamente in fila con le raccomandazioni della Rossanda [...]
Sulla strada del buon senso riformista contro il “liberalismo” renziano si sono mossi in anticipo sugli ultimi arrivati i vari Fassina e Pippo Civati col progetto di una nuova formazione “a sinistra” che tenesse conto degli interessi del “popolo” tradito dal renzismo, ovviamente secondo una visione al massimo “keynesiana” di un bilanciamento equo (!!) tra esigenze del “nostro capitalismo” e ricadute welfaristiche a favore di chi lavora (od è senza lavoro) e soffre di iniqui scompensi “redistributivi”. Secondo quali armamentari? Nessuno di costoro saprà mai dirlo dato che le leggi dell’attuale capitalismo in crisi non lasciano di fatto margine alcuno al ripristino dl vecchio sistema welfaristico proprio di una fase ascendente e, se proprio vogliamo, il renzismo non rappresenta altro che un massimo di “mediazione” possibile tra capitale e lavoro nel tentativo di salvare capra e cavoli (cavoli nostri!, questo certo).
Due ipotesi sono attualmente in campo per quel che riguarda la “nuova sinistra” in gestazione: quella dei Democratici e Progressisti e quella di Sinistra Italiana.  >> 





A CENTO ANNI DALL’OTTOBRE

1917-2017-2...?

Quest’anno ricorre il centenario della Rivoluzione d’Ottobre. E quando si celebra un centenario, di regola, si sottintende: onoriamo i nostri morti, di cui nutriamo un dolce ricordo, ma destinati a non ritornare mai più. Omaggio tombale con tutti i riti a memoria del caso. Sarà così anche dell’Ottobre? Noi, ovviamente, e testardamente, non lo crediamo, ma sarebbe il caso di interrogarci su questo secolo di silenzio, sia pur inframmezzato da tentativi di replica andati a mal fine, dell’antagonismo proletariato-borghesia o, meglio, come scrisse Bordiga, socialismo-capitalismo.
Noi qui ne tentiamo un sommario schema. >> 





DAL NOSTRO ARSENALE: UN TESTO DA ASSORBIRE RIGA PER RIGA E DA MANDARE A MEMORIA

L’IMPERIALISMO DELLE PORTAEREI

L’Admiral Kuznetsov, di cui abbiamo accennato in un precedente intervento, salpata il 21 di settembre dalla base di Severomorsk non lontano dal confine norvegese, prosegue si direbbe senza particolare fretta sulla sua rotta direzione Mediterraneo, costa siriana. Ad essa e alla relativa flottiglia di appoggio si è unito l’incrociatore lanciamissili atomico Pietro il Grande che gli esperti qualificano come “la nave più pesantemente armata di tutto il pianeta”. I comandi dell’imperialismo egemone osservano e monitorano passo-passo questa imponente potenza di fuoco in movimento con discreto nervosismo. Gli inglesi, antichi dominatori dei mari, al suo passaggio al largo delle loro acque territoriali si sono lasciati andare ai soliti schiamazzi antirussi; la Nato ha schiumato rabbia contro la Spagna che ha concesso il rifornimento di carburante alla Task Force navale russa. Quanto al padrone americano se ne sta, per il momento, abbottonato e in silenzio.
Dagli ambienti filorussi giunge una precisazione che non è formale né attinente alla sola mera “tecnica militare” e di cui prendiamo senz’altro atto: l’Admiral Kuznetsov, puntualizzano loro, non è in effetti una vera portaerei. La forza armata della Russia non dispone di autentiche portaerei poiché in sostanza, dicono loro, la Russia non è una potenza imperialista.
Ci è dato quindi il destro per riproporre questo nostro formidabile testo del 1957 in cui sono tracciate le fondamenta per ogni e qualsiasi azione di contrasto effettivo all’imperialismo che si disponga sulla linea della Rivoluzione internazionale, proletaria e comunista.  >> 





ronda proletaria - 1921


IL COMPAGNO PAOLO
CI HA LASCIATO
Ancora stentiamo a realizzare: Paolo ci ha lasciato. Paolo Turco è uno di quegli uomini, di quei compagni la cui presenza sembra “debba essere per sempre”, sicché quando l’organismo umano viene a cedere, e tanto più improvvisamente come è accaduto per Paolo, non ci si capacita e si rimane smarriti.
Il vuoto che lascia nel nostro ultraristretto Nucleo e nel movimento comunista internazionalista in generale a cui ha dedicato tutte le sue energie per una vita intera è un vuoto che ci appare incolmabile.
Egli è uno di quei militanti che con rigore e disciplina esemplari e assolutamente fuori da ogni vacuo e imbecille personalismo – Egli dotato di una personalità e di uno spirito vivissimo, di una cultura vastissima – hanno saputo raccogliere il testimone del comunismo autentico nei momenti oscuri dominati dalle forze della controrivoluzione dalle precedenti generazioni di rivoluzionari, quelle di un Amadeo Bordiga per intenderci, per ritrasmetterne il patrimonio vivo alle generazioni nuove, alla rivoluzione proletaria che verrà.
Non sono frasi di circostanza. E’ una cosa, un rapporto, una continuità fisica addirittura quasi prima che politica.  >> 

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