benvenuti nel sito del nucleo comunista internazionalista
Come dice lo stesso nome che ci diamo, siamo un piccolo gruppo, un “nucleo”, che rivendica a sé (e non “per sé”, ma per l’insieme del movimento sociale e politico di emancipazione dal capitalismo) la qualifica di comunismo nel senso marxista del termine

nucleo comunista internazionalista





TANTI “RIVOLUZIONARI” DEL NO
NELLE URNE ELETTORALI
E QUALCHE COMPAGNO
SUL TERRENO DI CLASSE
PER IL NO AL CAPITALISMO

Quotidianamente ci tocca imbatterci in dichiarazioni di gruppi di “ultrasinistra” per un NO alla riforma costituzionale renziana che elettoralmente sta assieme al rassemblement Brunetta-Grillo-Bersani-SI, ma quantomeno a parole intenzionata a marcare una propria identità “sovversiva”, salvo il fatto che essa vorrebbe affermarsi attraverso il consenso della bella compagnia di cui sopra. Rarissime le prese di distanza da questa linea “comunitaria” e dal suo innegabile risolto elettoralesco (e ne diremo in appresso).  >> 





DAL NOSTRO ARSENALE: UN TESTO DA ASSORBIRE RIGA PER RIGA E DA MANDARE A MEMORIA

L’IMPERIALISMO DELLE PORTAEREI

L’Admiral Kuznetsov, di cui abbiamo accennato in un precedente intervento, salpata il 21 di settembre dalla base di Severomorsk non lontano dal confine norvegese, prosegue si direbbe senza particolare fretta sulla sua rotta direzione Mediterraneo, costa siriana. Ad essa e alla relativa flottiglia di appoggio si è unito l’incrociatore lanciamissili atomico Pietro il Grande che gli esperti qualificano come “la nave più pesantemente armata di tutto il pianeta”. I comandi dell’imperialismo egemone osservano e monitorano passo-passo questa imponente potenza di fuoco in movimento con discreto nervosismo. Gli inglesi, antichi dominatori dei mari, al suo passaggio al largo delle loro acque territoriali si sono lasciati andare ai soliti schiamazzi antirussi; la Nato ha schiumato rabbia contro la Spagna che ha concesso il rifornimento di carburante alla Task Force navale russa. Quanto al padrone americano se ne sta, per il momento, abbottonato e in silenzio.
Dagli ambienti filorussi giunge una precisazione che non è formale né attinente alla sola mera “tecnica militare” e di cui prendiamo senz’altro atto: l’Admiral Kuznetsov, puntualizzano loro, non è in effetti una vera portaerei. La forza armata della Russia non dispone di autentiche portaerei poiché in sostanza, dicono loro, la Russia non è una potenza imperialista.
Ci è dato quindi il destro per riproporre questo nostro formidabile testo del 1957 in cui sono tracciate le fondamenta per ogni e qualsiasi azione di contrasto effettivo all’imperialismo che si disponga sulla linea della Rivoluzione internazionale, proletaria e comunista.  >> 





L’ALTRA VERITÀ SU ALEPPO E LA GUERRA IN SIRIA

Segnaliamo un interessantissimo intervento dinanzi alla Commissione Esteri del Senato, da parte dell’arcivescovo cattolico maronita di Aleppo, Joseph Tobji, sulla situazione in Siria e in particolare nella parte ovest della sua città, che ci fornisce lo spunto per alcune più ampie considerazioni.
Negli ultimi tempi siamo letteralmente subissati dalle notizie (Tv e quotidiani) circa i massacri che le forze armate del piccolo Satana al Assad compirebbero nella parte orientale di Aleppo con il supporto del grande Satana russo: un vero e proprio genocidio per il quale democratici ed umanitari paesi occidentali dalle mani “pulite”, come ad es. la Francia (ricordate il colonialismo europeo?) hanno chiesto l’espulsione della Russia dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
Utilissima quindi la controinformazione di prima mano fornita dall’arcivescovo, che presenta una verità molto diversa e scomoda per tutti costoro.  >> 





DIFESA DELLA COSTITUZIONE
O PROGRAMMA DI CLASSE?

E’ più che mai necessaria e urgente una campagna che punti alla ripresa della mobilitazione sociale e di massa contro il governo e il padronato su una piattaforma indipendente dei lavoratori”: questo si legge su un comunicato del Partito Comunista dei Lavoratori di adesione alla manifestazione del 22 ottobre.

Concordando sul punto, neghiamo che l’appello per il “No Renzi Day” connoti una piattaforma di questo genere.

La piazza del 22 ottobre è convocata per dire NO alla controriforma costituzionale e per reclamare “l’applicazione dei principi e dei diritti della costituzione del 1948”. Anche lo sciopero del 21, quanto mai necessario a fronte della latitanza recidivante di Cgil-Cisl-Uil, annacqua la questione sociale di classe nel torrente di sciocchezze sulle manomissioni della “costituzione più bella al mondo” che saremmo chiamati a preservare e difendere, il 21 e 22 ottobre in piazza, il 4 dicembre nell’urna.

Nelle piazze del 21 e del 22 ottobre ci saremo, riconoscendo che vi si darà la partecipazione di settori della nostra classe, ma non certo per arringare elettori in vista del voto, né per lasciare campo libero ai troppi che da troppo tempo segnano la trincea più avanzata della lotta operaia sulla difesa di una borghesissima carta costituzionale con buona pace di ogni indipendente protagonismo proletario.  >> 





17 SETTEMBRE 2016, DEIR EZ-ZOR (SIRIA) – 30 SETTEMBRE 2016, BORSA VALORI DI FRANCOFORTE (GERMANIA)

LE CERCHIE CRIMINALI DEL PENTAGONO E DI WALL STREET SERRANO LE FILA: VERSO UNA PAUROSA PROVA DI FORZA CONTRO LA POTENZA RUSSA?

LE PIETRE D’ANGOLO ATTORNO CUI CI ATTESTIAMO.

Intanto i fatti richiamati dal titolo che ci azzardiamo a collegare e a mettere in una, drammatica, prospettiva.
Il 17 di settembre una serie di attacchi aerei della coalizione a guida USA colpiscono le postazioni dell’esercito siriano attestate nella città di Deir Ez-Zor (200.000 abitanti, nel sud est del Paese non lontana dal confine iracheno) da lungo tempo contesa ed assediata dalle milizie islamiste. Le ondate dei raid, durati oltre un’ora, provocano decine di morti fra i soldati fedeli ad Assad, centinaia sono quelli feriti. Finito il lavoro dei jet le fanterie islamiste riprendono immediatamente gli assalti alle difese della città. (Mentre scriviamo apprendiamo di ulteriori attacchi aerei USA volti a mettere fuori uso i ponti sul fiume Eufrate che scorre adiacente alla martoriata Deir Ez-Zor...)
Il segretario di Stato Kerry, fresco dell’intesa di tregua e di “reciproco coordinamento” siglata col suo omologo russo Lavrov (9 settembre), parla di “incidente” porgendo le scuse per lo spiacevole equivoco. In tutta evidenza di nessun “incidente”, di nessun equivoco si è trattato. Con l’azione armata del 17 di settembre si è voluto, proditoriamente e deliberatamente, far saltare in aria ogni tipo di gentlemen agreement così tanto faticosamente raggiunto dalla diplomazia russa con ...i partners americani.  >> 





ANNOTAZIONE SU UNO STRISCIONE DELLA MANIFESTAZIONE DI PIACENZA CONTRO L’ASSASSINIO
DI ABD ELSALAM

Su uno striscione firmato USB Piemonte e retto da lavoratori immigrati era scritto “Voglio lavoro e Stato sociale”. Una sferzata contro i sentimenti di ostilità diffusi in larghe fette della popolazione italiana ed europea colpite dall’arrivo di un numero crescente di immigrati.
Come non pensare leggendo questo striscione alla canea quotidiana, con direttori d’orchestra istituzionali (ma con ampi settori di ascolto e propagazione anche tra le file del proletariato bianco), che raccoglie allarmata le notizie su sbarchi e tentativi vari di attraversamento delle frontiere per entrare in Europa e denuncia l’invasione dei disperati, dei “terroristi”, di quelli che con la loro presenza e il loro disagio mettono a repentaglio la pulizia e la sicurezza delle nostre città, o anche solo semplicemente dei ”furbi” che vogliono entrare per scroccare le prestazioni sociali in vigore nei paesi europei?  >> 





PROFITTO ASSASSINO!

Sabato 17 settembre abbiamo partecipato alla manifestazione di Piacenza. La notte del mercoledì precedente Abd Elsalam Ahmed Eldanf, lavoratore egiziano della Seam Srl – ditta che lavora su appalto di GLS, multinazionale della movimentazione merci – era stato ucciso schiacciato da un TIR che ha forzato il picchetto operaio.
Abd Elsalam era dipendente fisso della Seam Srl ed era pienamente integrato nell’organizzazione della classe operaia in Italia, essendo rappresentante sindacale della Unione Sindacale di Base. Proprio la USB nei mesi passati ha condotto la lotta – una delle tante con contenuti e caratteristiche simili nel settore della logistica e nel centralissimo polo di Piacenza – che alfine ha strappato alla Seam un accordo per la stabilizzazione di 13 lavoratori precari. Seam ha sottoscritto, ma non voleva rispettare gli impegni. Per la catena di aguzzini che controlla i magazzini della grande distribuzione (e per i padroni in generale) è molto più comodo che i facchini siano e restino precari.  >> 





CONTRO LA RIFORMA E CONTRO LA CONTRORIFORMA COSTITUZIONALE
DI TUTTI GLI SCHIERAMENTI BORGHESI

L’“occasione” del referendum costituzionale ha messo le ali al sedere di un’infinità di soggetti più o meno politici che si apprestano alla battaglia per il No. Soggetti molto dispari tra di loro ed anzi in reciproca concorrenza visto che si va da sinistrissimi di ogni risma e pentastellati ad un Brunetta, dall’ANPI a Casa Pound e non saremo noi a dire che si tratta di una sola e stessa cosa, anche se, come vedremo, una linea di congiunzione esiste tra le varie ed opposte sponde: tutti contro Renzi, costi quel che costi (ed ognuno spera di istallarsi al suo posto), e tutti “in difesa della costituzione violata”.  >> 





ANCORA SULLA
PRIMAVERA DI LOTTA
IN FRANCIA

La prova di forza attorno all’imposizione della Loi travail, dopo tre mesi di mobilitazioni di massa di una parte significativa della gioventù di Francia e di settori di salariati, è ancora in pieno svolgimento.
L’imposizione di questa legge significa la feroce subordinazione del Lavoro alle necessità del Capitale. Fra gli altri segnaliamo due dettati della legge. Il primo : “Si potrà licenziare se il fatturato avrà iniziato a calare per un trimestre, nelle aziende con meno di 11 dipendenti, per due trimestri fra gli 11 e i 50 lavoratori, per tre fra i 50 e i 300 lavoratori e oltre questa soglia se il giro d’affari sarà stato in calo per quattro trimestri consecutivi” ed ancora un secondo micidiale dettato, chiamato, come in una guerra, “accordo offensivo” che stabilisce: “Per strappare una fornitura o un progetto eccezionale che ha un’importanza determinante sul suo sviluppo e la sua sopravvivenza, un’azienda può proporre un’intesa con i lavoratori che preveda un aumento dell’orario del lavoro e una maggiore flessibilità nella sua distribuzione, ma senza l’aumento dello stipendio. L’accordo dovrà essere approvato dai sindacati. In seguito, se il singolo lavoratore non lo accetterà, sarà oggetto di un licenziamento di tipo economico.” (La Stampa, 12/5/16 “In arrivo il Jobs act in salsa francese”) Si tratta, come si vede, di misure da vera e propria guerra di classe: le sorti del lavoratore messe in diretta relazione al variare trimestrale del fatturato! E nel caso dell’“accordo offensivo” lo schiavo salariato dovrebbe accettare per far vincere “la sua azienda” (“per strappare una fornitura o un progetto eccezionale...”) la riduzione della paga e l’allungamento dell’orario di lavoro, battendo “la concorrenza” cioè mettendo nelle pesti gli schiavi salariati delle aziende “sconfitte”. >> 





RIPRESA DELLE LOTTE IN FRANCIA

Dal 9 marzo la Francia è percorsa da scioperi e manifestazioni, ma nessuno sembra accorgersene.
Accade in Italia, ma temiamo che anche altrove le antenne per ricevere e rilanciare i segnali della lotta di classe siano al momento piuttosto disattivate.
La ripresa di lotta in Francia non impatta soltanto con le temperature sociali più che tiepide e quasi fredde dell’Europa circostante. Place de la Republique, dove dal 31 marzo si tengono le assemblee notturne per organizzare la lotta dei giorni che seguono (Nuit debout: notte in piedi), è la stessa piazza dove a novembre i francesi hanno commemorato i morti degli attentatiti delle cellule dell’islamismo politico collegate al califfato radicato in Iraq, in Siria e altrove. A novembre la piazza era quella del lutto di tutti i francesi. Una piazza orientata dalla propaganda governativa verso il compattamento “contro il nemico esterno”, la giustificazione delle guerre imperialiste “contro i terroristi”, il sostegno all’escalation di aggressioni militari che la Francia ha in corso insieme ai sodali occidentali, in Siria, nei paesi centro-africani, in Libia. Ad aprile, invece, la piazza è di una sola parte dei francesi. E’ la piazza dei lavoratori e innanzitutto delle giovani generazioni senza riserve, cui la Loi Travail sbatte in faccia che in quel “popolo” che si vorrebbe “unito e coeso a difesa della nazione” esistono ben distinte classi con interessi decisamente contrapposti, ed esiste l’insaziabile antagonismo degli industriali – prontamente raccolto dall’esecutivo “socialista” – che reclamano “carne da padrone” per i loro profitti (come è stato denunciato nei cortei: “ni chair à patron, ni chair à matraque”, né carne da padrone, né carne da manganello).  >> 





NASCE (?) “SINISTRA ITALIANA”:
COSMOPOLITICA O COSMICOMICHE?

Si sono appena chiuse, sotto l’insegna di Cosmopolitica, le assisi prefondative di quella che sembrerebbe doversi chiamare Sinistra Italiana. A porne la prima pietra sono stati in primo luogo SEL ed una pattuglia di ex-PD più qualche cane eternamente sciolto e in cerca di cuccia e certi eredi di precedenti fallimenti edilizi tipo Luciana Castellina. Il tutto preceduto da larghi dibattiti sul Manifesto che ben segnalano il senso dell’operazione.
Cerchiamo di sintetizzarne i punti salienti.  >> 





GUERRE IMPERIALISTE E IMMIGRAZIONE:
 I NOSTRI APPUNTI A MARGINE DI UN ARTICOLO  DELLA REDAZIONE DEL CUNEO ROSSO

L’articolo “Una pagliacciata, che annuncia guerra, anzi: guerre” della Redazione del Cuneo Rosso ci offre lo spunto per ragionare sul tema dell’immigrazione e per riferirci a un certo senso comune che gira in ambienti di sinistra e/o solidaristici a più ampio raggio. Gente brava beninteso, che vorrebbe schierarsi a favore degli immigrati, ma che lo fa, a nostro avviso, con un approccio fin troppo claudicante, che lascia la nostra gente drammaticamente esposta alla propaganda anti-immigrati dei governi e delle destre. Nostra gente, sia ben chiaro, è il proletariato: lo diciamo con riguardo a recenti proteste anti-immigrati “di popolo” che hanno visto in campo principalmente altri attori sociali (vedi in particolare la vicenda di Casale San Nicola a Roma), ma anche e in altro senso agli stessi ambienti sinistri e solidaristici di cui sopra, che dimenticano che in molti altri casi sono proletari doc a partecipare e prendere l’iniziativa, sicché l’intervento dei comunisti non può alimentarsi di ritrito umanitarismo, che mette in pace le coscienze in quegli ambienti ma si aliena ogni possibile ascolto proletario, quando invece è necessario interloquire e misurarsi con la nostra classe e le sue evidenti difficoltà su questo impervio terreno... >> 





ronda proletaria - 1921


 


volumi disponibili, via via in aggiornamento...


 pubblicazioni segnalate (clicca sull’immagine)
 per tutte le altre pubblicazioni, clicca sulla barra



Scritti sulla questione
nazionale e coloniale
nel secondo dopoguerra
questione nazionale e coloniale

L’esplosione di classe
nei paesi arabi.
E noi?
rivolte arabe

sulla crisi globale
(con documenti
sul New Deal)
crisi globale

la concezione
della rivoluzione
in permanenza
rivoluzione permanente


contributi
sulla questione
sindacale(e oltre)
questione sindacalw


la crisi italiana
al dunque
crisi al dunque

la supercrisi
finanziaria
supercrisi

Invitiamo i compagni a diffondere il nostro
materiale e a segnalarci punti di diffusione


Richiedete gli opuscoli al nostro indirizzo
di posta elettronica
email
 

 

ARTICOLI DI RILIEVO
 per tutti gli altri articoli, clicca su archivio

RACCOLTE  DI ARTICOLI SU:


miniatura materiali teorici

materiali teorici


miniatura note

note


miniatura interventi

interventi


miniatura articoli vari

articoli vari


miniatura confronto politico

confronto politico


miniatura segnalazioni

segnalazioni


email