Con qualche ritardo abbiamo appreso della morte del compagno Sandro Saggioro che segna per noi un altro motivo di tristezza dopo quella in età prematura di Arturo Peregalli: due validi “storici” della Sinistra che in più di un’occasione ebbero modo di lavorare assieme.
I più anziani tra noi
ricordano benissimo Sandro negli anni in cui si era assieme militanti di Programma Comunista: un
compagno attivo ed intellettualmente molto vivace che, purtroppo, non si sentì a lungo di subire
certi aspetti disciplinari artificiali vigenti in quell’organizzazione, ma anche, se
vogliamo essere
onesti, il peso di una disciplina militante tout court certamente poco consona al richiamo
della creatività individuale.
Da Programma Sandro passò così ad altre esperienze pur sempre entro
il milieu, piccolo ma estremamente variegato, della Sinistra prima di impegnarsi in quello
che resta l’essenziale del suo lavoro, lo sforzo di ricostruzione storica delle vicende della corrente
della Sinistra. Abbiamo così avuta tutta una serie di volumi da cui, e gli ultimi in particolare, non si
potrà prescindere da chi vorrà far storia e militanza nel solco della Sinistra stessa (e tanto
vale anche per noi). Li ricordiamo uno per uno: la precisa, monumentale bibliografia di Amadeo
Bordiga, portata avanti con Peregalli; il volume sugli anni oscuri di Bordiga (su cui pur ci sarebbe
molto da dire quanto al succo politico che se ne può spremere); i due volumi di storia del Partito
Comunista Internazionalista (poi Internazionale) Né con Truman né con Stalin e In
attesa della grande crisi (quest’ultimo relativo al periodo ’52-’82). Specialmente questi
ultimi due testi rappresentano una fonte inesauribile di notizie e documenti sin qui ignoti persino a
tanti militanti di vecchia e lunga data in Programma. Diremo in altra sede delle nostre riserve sul
filo politico, spesso esile ed inafferrabile, che ne percorre le pagine e di alcuni evidenti
“scompensi”, senza nulla togliere ai meriti assoluti di un lavoro condotto caparbiamente in solitaria
e, diciamolo pure, con l’animo di chi pensa di descrivere una storia passata ed irripetibile, molto
coniugandola ad un nome in particolare preso un po’ come alfa ed omega separato nella sua
irripetibile e non declinabile “personalità” (l’ultima cosa che Bordiga avrebbe desiderato sentire).
Noi stessi ci siamo sentiti con Sandro nella fase di preparazione del suo ultimo lavoro dandogli una manciata di notizie da lui richiesteci apprezzando il suo sforzo di “storico” preciso e non prevenuto. In quest’occasione Sandro ci confessò onestamente di ritenere definitivamente conclusa non solo la parabola della Sinistra, ma quella stessa del proletariato, ormai inabilitato ai compiti rivoluzionari che si era assegnato in passato, eppure il suo lavoro contraddice tale “pessimismo della ragione” e, ne siamo certi, varrà in futuro a rappresentare un utile tassello della ripresa.
Ti ricorderemo sempre con affetto, caro Sandro!
10 dicembre 2015